AQUAMATER

Piano di Sicurezza dell’Acqua

Il PSA: dalla conformità
analitica alla prevenzione
basata sul rischio.

Il Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA / Water Safety Plan) è il modello raccomandato dall’OMS e recepito dalla Direttiva (UE) 2020/2184 e dal D.Lgs 18/2023. Sposta il controllo dalla verifica a valle, il campione conforme, alla prevenzione lungo tutta la filiera, fino all’ultimo miglio: il sistema idrico interno all’edificio.

Cos’è

Un sistema di gestione,
non un documento.

Il PSA applica all’acqua la stessa logica dell’HACCP: identificare i pericoli e gli eventi pericolosi lungo l’intera filiera, valutarne il rischio, definire misure di controllo con punti critici e limiti operativi, monitorarle, correggere e verificare. Non è un adempimento una tantum: è un ciclo che vive nel tempo.

Con il D.Lgs 18/2023 l’approccio si estende ai sistemi di distribuzione idrici interni degli edifici prioritari, con specifico riguardo a piombo e Legionella. La responsabilità ricade sul GIDI, Gestore Idrico della Distribuzione Interna: proprietario, titolare o amministratore dell’edificio.

Scadenza da segnare

La valutazione e gestione del rischio nei sistemi di distribuzione interni deve cominciare a essere messa in atto entro il 12 gennaio 2029, essere verificata annualmente ed estensivamente riesaminata ogni sei anni (Direttiva UE 2020/2184, art. 10; D.Lgs 18/2023).

Analisi impiantistica e redazione dell'analisi dei rischi FMEA
A chi è rivolto

Le cinque classi
di priorità degli edifici.

I Rapporti ISTISAN 22/32 definiscono cinque classi (A-E) in ordine decrescente di complessità, sulla base di vulnerabilità dei soggetti esposti, volumi erogati, estensione e vetustà della rete, stagionalità, fenomeni di stagnazione e sostenibilità delle misure. Le classi A-D corrispondono agli edifici prioritari e alle navi; la classe E raccoglie gli altri edifici pubblici e privati e i condomini.

Classe
Tipologia di struttura
Azione richiesta
Soggetto attuatore
A

Strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali in regime di ricovero

Identificazione del GIDI. PSA completo del sistema idrico di distribuzione interna, con particolare riguardo a piombo e Legionella, assicurando al minimo i controlli previsti dalla normativa vigente.

Team multidisciplinare presieduto dal team leader, con professionisti esperti in controlli, campionamenti e analisi.

B

Strutture sanitarie e socio-assistenziali non in regime di ricovero, inclusi centri riabilitativi, ambulatori e studi odontoiatrici

Identificazione del GIDI. Piano di autocontrollo degli impianti idrici interni con controllo minimo su piombo, Legionella e L. pneumophila.

GIDI, supportato ove necessario da competenze multidisciplinari.

C

Strutture ricettive alberghiere, istituti penitenziari, navi, stazioni, aeroporti; ristorazione pubblica e collettiva, mense aziendali e scolastiche

Piano di autocontrollo degli impianti idrici interni, eventualmente incorporato nel DVR ai sensi del D.Lgs 81/08 o nel piano HACCP, con controllo minimo su piombo, Legionella e L. pneumophila.

GIDI supportato da competenze multidisciplinari; per la ristorazione il ruolo può essere svolto dall’OSA.

D

Caserme, istituti di istruzione con strutture sportive, campeggi, palestre, centri sportivi, fitness e benessere, altre strutture ad uso collettivo

Identificazione del GIDI. Al minimo piano di verifica igienico-sanitaria dell’acqua destinata al consumo umano con controllo minimo su piombo e Legionella. Raccomandato il piano di autocontrollo.

GIDI supportato ove necessario da competenze multidisciplinari.

E

Altri edifici pubblici e privati: condomini, abitazioni, uffici, istituti di istruzione, attività commerciali

Non sono generalmente richieste azioni sito-specifiche, salva la raccomandazione di verifica sul piombo. Per grandi edifici, reti complesse o esposizione prolungata di soggetti vulnerabili è raccomandato un piano di controllo analogo alle classi B o C ed eventualmente un controllo biennale di Legionella.

Proprietario o amministratore dell’edificio.

Sintesi elaborata dalla Tabella 2 dei Rapporti ISTISAN 22/32, Linee guida per la valutazione e gestione del rischio per la sicurezza dell’acqua nei sistemi di distribuzione idrici interni degli edifici prioritari e non prioritari e di talune navi ai sensi della direttiva (UE) 2020/2184. Gli obblighi sono condizionati alle disposizioni del D.Lgs 18/2023.

Edifici prioritari

Chi rientra nella definizione
di edificio prioritario.

Il D.Lgs 18/2023 definisce edifici prioritari gli immobili di grandi dimensioni, ad uso diverso dal domestico, in particolare per uso pubblico, con numerosi utenti potenzialmente esposti ai rischi connessi all’acqua.

Corridoio di struttura sanitaria, edificio prioritario classe A

Ospedali e strutture sanitarie

Casa di riposo, soggetti fragili esposti al rischio legionella

Case di riposo e strutture per l’infanzia

Aula scolastica, edificio prioritario

Scuole e istituti di istruzione

Hall di struttura ricettiva, edificio prioritario classe C

Strutture ricettive, ristoranti e bar

Centro fitness e wellness, edificio prioritario classe D

Centri sportivi e commerciali

Piscina e area spa, impianto a rischio aerosol

Strutture per il tempo libero e ricreative

Edificio direzionale, rete idrica interna complessa

Istituti penitenziari e campeggi

Nave, sistema idrico interno soggetto a valutazione del rischio

Navi, stazioni e aeroporti

Come si costruisce

Le fasi di sviluppo
e implementazione del PSA.

Il percorso segue la struttura indicata dai Rapporti ISTISAN 22/32 e dai principi OMS. Ogni fase produce documentazione verificabile, che costituisce anche la prova di diligenza del gestore.

01

Fasi propedeutiche

Costituzione del team multidisciplinare del PSA, definizione dei ruoli e delle responsabilità, impostazione dell’archivio documentale e del sistema di registrazione.

02

Descrizione del sistema idrico

Rilievo e schema funzionale della rete: punto di consegna, accumuli, produzione e distribuzione di acqua calda, ricircoli, materiali, età, terminali, utenze critiche, dati di temperatura e portata.

03

Individuazione di pericoli ed eventi pericolosi

Mappatura sistematica di ciò che può andare storto: stagnazione, rami morti, temperature fuori range, contaminazione da piombo, ingressi accidentali, guasti, fermi impianto, lavori di manutenzione.

04

Valutazione del rischio e misure di controllo

Analisi semi-quantitativa, nel nostro metodo con approccio FMEA, che pesa gravità, probabilità e rilevabilità, e associa a ogni evento le misure di controllo esistenti e la loro efficacia reale.

05

Piano di miglioramento

Interventi impiantistici, gestionali e organizzativi prioritizzati per rapporto costo/beneficio, con responsabili, tempi e indicatori di completamento.

06

Monitoraggio operativo

Controlli continui e programmati sui parametri che governano il rischio: temperature, ricircoli, flussaggi, disinfettante residuo, con limiti operativi e soglie di allerta.

07

Azioni correttive e procedure di gestione

Procedure scritte per condizioni ordinarie, straordinarie e di emergenza: cosa fare, chi lo fa, entro quando, come si registra.

08

Piano di verifica

Campionamenti e analisi di verifica presso laboratori accreditati, audit interni, riesame della conformità e dell’efficacia complessiva del piano.

09

Comunicazione, formazione e revisione

Piani di comunicazione verso utenti e autorità, programmi di formazione e qualifica del personale, revisione periodica del PSA, annuale e con riesame estensivo ogni sei anni.

Note scientifiche

Perché il rischio
si concentra
nell’ultimo miglio.

L’acqua che arriva al punto di consegna è, nella grande maggioranza dei casi, conforme. È a valle, nella rete interna dell’edificio, che si concentrano le condizioni che generano il rischio: lunghi tempi di residenza, temperature intermedie, materiali eterogenei, tratti terminali poco utilizzati, interventi di manutenzione non documentati.

Impianto di trattamento delle acque

Riferimenti normativi e scientifici

  • Direttiva (UE) 2020/2184, qualità delle acque destinate al consumo umano
  • D.Lgs 23 febbraio 2023, n. 18 (GU n. 55 del 6 marzo 2023)
  • Rapporti ISTISAN 22/32, Istituto Superiore di Sanità
  • Accordo Stato-Regioni 7 maggio 2015, n. 79/CSR
  • D.Lgs 81/2008, Titolo X, agenti biologici
  • WHO, Water Safety Plan Manual
Domande frequenti

Le domande che ci fanno
più spesso sul PSA.

Il Gestore Idrico della Distribuzione Interna è il soggetto, proprietario, titolare o amministratore dell’edificio, del locale, della nave o del complesso di edifici, cui compete la gestione della rete a valle del punto di consegna. Deve essere formalmente identificato e risponde dell’attuazione della valutazione e gestione del rischio, dei controlli minimi e della documentazione.

Sono tre livelli di profondità proporzionati al rischio. Il PSA (classe A) è il sistema completo, con team multidisciplinare, analisi estensiva dei pericoli, misure di controllo, monitoraggio operativo e verifica. Il piano di autocontrollo (classi B e C) applica gli stessi principi in forma semplificata e può essere integrato nel DVR o nel piano HACCP. Il piano di verifica igienico-sanitaria (classe D) è essenzialmente un monitoraggio su piombo e Legionella con misure in situ e campionamenti.

No, la ingloba e la amplia. La valutazione del rischio legionella prevista dalle Linee guida 2015 resta un obbligo autonomo legato alla salute pubblica e alla sicurezza sul lavoro; il PSA la incorpora in un sistema di gestione più ampio che copre anche piombo, materiali a contatto, continuità del servizio e altri parametri. Nella pratica progettiamo un unico impianto documentale che soddisfa entrambi i quadri normativi, evitando duplicazioni.

Dipende dalla complessità della rete e dalla qualità della documentazione esistente. Per un edificio di media dimensione con planimetrie disponibili, la fase di rilievo e analisi del rischio richiede tipicamente da alcune settimane a un paio di mesi; per un presidio ospedaliero con più padiglioni i tempi si allungano. Il piano di miglioramento si sviluppa poi su un orizzonte pluriennale, con priorità definite in base al rischio.

Sul piano amministrativo il D.Lgs 18/2023 e la normativa di settore prevedono un sistema sanzionatorio; sul piano della sicurezza sul lavoro la mancata valutazione del rischio biologico espone il datore di lavoro alle sanzioni del D.Lgs 81/2008. Il profilo più rilevante resta però quello della responsabilità civile e penale in caso di danno alla persona: in giudizio la prova della diligenza è la documentazione del sistema di gestione.

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